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Pubalgia cronica: cause e come curarsi

Con il termine pubalgia cronica si definisce una sindrome dolorosa della griglia pelvica, ossia un disturbo muscolo-tendineo che colpisce la zona addominale/inguinale. È un dolore muscolare (mioentesite) che interessa la zona dell’inguine, del basso addome fino, talvolta, a coinvolgere la parte interna delle cosce.

Leggiamo qui un approfondimento sulla pubalgia a cura del Centro Ryakos.
Quando assume la connotazione di “cronica”, unitamente alle terapie mediche si ricorre anche al recupero funzionale effettuato tramite specifica attività fisica, (ad esempio l’allungamento della muscolatura adduttoria e il potenziamento dei muscoli retroversori del bacino).

Quali sono le cause?

Le categorie particolarmente soggette sono gli sportivi, ma questa infiammazione può colpire anche le donne a fine gravidanza, sia in virtù del peso del bambino sui muscoli dell’addome, sia a causa della secrezione dell’ormone relaxina.
In generale si assiste a fenomeni di pubalgia cronica quando si pratica un movimento che esercita un’intensa sollecitazione a carico degli arti inferiori; per questo rientra tra le cosiddette “patologie da sovraccarico“. Il trauma generato da un gesto atletico può determinare delle microlesioni da cui insorgono i processi infiammatori tipici della pubalgia.
La presenza di dolore nella zona del pube, fastidio che spesso tende ad irradiarsi all’inguine e fino all’interno coscia, costituisce la prima sintomatologia della pubalgia.
Oltre allo svolgimento di attività a rischio, tra i fattori di causa (ne sono state individuare più di 70), si possono elencare sia fattori esterni (come le tipologie dei terreni sui quali si cammina o si fa sport, l’uso di calzature non adatte..) sia legati a contratture o ad squilibri della postura e a patologie congenite. A volte, visto la sintomatologia piuttosto simile, può essere confusa per un’ernia inguinale.

Come curare la pubalgia cronica?

La terapia di base per la pubalgia cronica consiste nel mantenimento dello stato di riposo e nel divieto di ogni attività sportiva per almeno due/tre mesi. In una seconda fase si lavora sulla rieducazione della colonna vertebrale. La Tendinosi cronica influisce anche nella possibilità di camminare; il dolore è cosi lancinante da non poter essere alleviato nemmeno da antiinfiammatori.
Nel caso in cui gli esercizi specifici non producano i risultati desiderati risulta necessario ricorrere all’intervento chirurgico.

Il consiglio, per chi pratica attività sportiva a livello agonistico (o comunque intensa) è quindi di effettuare un ottimo riscaldamento ed esercizi di stretching sia prima dello svolgimento sia in fase post attività sportiva.
Anche se non esiste una specifica dieta per prevenire o addirittura guarire, vi sono accorgimenti che ne riducono i sintomi: una riduzione del proprio peso, l’aumento dell’apporto di molecole antinfiammatorie (come l’OMEGA3) e una corretta alimentazione sono utili rimedi per non incorrere in questa fastidiosa e dolorosa sindrome.

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