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Protesi anca mini invasiva: recupero post-operatorio in tempi rapidi

Non si scrive mai abbastanza di protesi anca mini invasiva che rappresenta, ad oggi, la tecnica chirurgica più avanzata, rapida e sicura per risolvere la coxartrosi (l’artrosi dell’anca) invalidante.

E’ indicata a tutti coloro che non trovano più sollievo nella terapia farmacologica per attenuare il dolore e che hanno difficoltà a camminare.

Questa condizione invalidante non scaturisce soltanto dalla coxartsosi ma può dipendere anche da traumi e può condizionare la vita anche a giovani e sportivi.

Tra i numerosi vantaggi della protesi anca mini invasiva, ritroviamo un particolare rispetto per il corpo umano e tempi più rapidi sia in fase di intervento sia in fase di recupero e riabilitazione.

In questo articolo, ci sembra doveroso spiegare tutti i vantaggi offerti dalla tecnica chirurgica innovativa eseguita per l’impianto di una protesi anca mini invasiva, ma riteniamo altrettanto interessante approfondire il percorso post-operatorio, i tempi di recupero e di riabilitazione.

Ci aiuterà a capire meglio cosa succede dopo l’intervento il dottor Michele Massaro, esperto in chirurgia protesica mini invasiva presso le Cliniche Humanitas di Bergamo che, il 7 febbraio 2017, ha registrato un primato in Italia impiantando, per la prima volta nel nostro Paese, ben 3 protesi simultanee (due monocompartimentali al ginocchio sinistro ed una all’anca destra), in un unico intervento durato 2 ore, perfettamente riuscito e per il quale ancora la paziente 63enne romana (tornata ad una vita normale) lo ringrazia.

Protesi anca mini invasiva: tutti i vantaggi

La protesi anca mini invasiva totale, più piccola di quella tradizionale, non fa altro che sostituire cartilagine ed osso danneggiati con componenti protesiche sicure, durature (la protesi dura 20-25 anni), di elevata qualità e biocompatibili, che ripristinano la funzionalità delle articolazioni.

E’ composta da 3 elementi: testina in ceramica sistemata su uno stelo metallico (sostituisce la testa del femore danneggiato), cotile (o coppa metallica) che sostituisce la cartilagine ed un inserto in ceramica o polietilene che crea la superficie di scorrimento, collocato tra testina e cotile.

Ecco tutti i vantaggi della protesi anca mini invasiva:

  • Risparmia muscoli, cartilagine e parti ossee (che non vengono sezionati ma divaricati);
  • Mantiene buona parte del collo femorale, delle strutture periarticolari, di nervi e vari;
  • Riduce i tempi d’intervento, di recupero e riabilitazione, della permanenza in ospedale;
  • Minor trauma, dolore e gonfiore;
  • Riduce le perdite di sangue durante e dopo l’intervento;
  • Riduce l’attrito tra le componenti della testa femorale e l’acetabolo.

Questo profondo rispetto per il corpo riduce al minimo i rischi di lussazione e consente una guarigione ed un recupero più rapidi.

Rischi ridotti, anestesia e recupero del sangue

I rischi di complicanze quali coaguli nel sangue (trombosi e conseguente embolia) ed infezioni sono rari grazie a questa tecnica innovativa.

Oltretutto, per evitare al massimo il rischio di infezioni, prima dell’intervento vengono somministrati a scopo preventivo antibiotici ed anticoagulanti; il chirurgo specialista prenderà speciali precauzioni come indossare un casco che assicura completa sterilità (anche testa e volto).

Considerando la riduzione di perdita ematica durante l’intervento, è raro che si ricorra a trasfusioni di sangue anche quando si esegue un’operazione di protesi anca mini invasiva bilaterale per impiantare il dispositivo protesico ad entrambe le anche.

Viene effettuato il recupero del sangue (fuoriuscito dai tubi di drenaggio) sia durante che dopo l’intervento.

Raramente, si ricorre ad anestesia generale: l’anestesista sceglie, in genere, tra anestesia spinale ed epidurale in base al paziente, quindi si riducono anche i rischi legati all’anestesia.

Permanenza in ospedale e farmaci da assumere

La prima domanda che si pone il paziente che dovrà sottoporsi all’intervento per la protesi anca mini invasiva è: Per quanto tempo resterò in ospedale?”.

Abbiamo chiesto direttamente al dottor Michele Massaro:

“Dopo l’intervento, gran parte dei pazienti restano in ospedale 3 giorni dopodiché, al quarto giorno, vengono dimessi e proseguono la riabilitazione a domicilio con percorso ‘fast track’. C’è anche chi decide di proseguire la riabilitazione in ospedale per ulteriori 7-10 giorni”.

La seconda domanda che si pone il paziente è: Per quanto tempo resterò inabile?”.

Ecco la risposta del dottor Massaro:

“Neanche un giorno. A poche ore dall’intervento o il giorno successivo, il paziente potrà fare i primi passi assistito dal chirurgo e del fisioterapista. E’ necessario spostarsi usando le stampelle per un periodo che va da 2 a 4 settimane anche se alcuni pazienti si sbarazzano delle stampelle già dopo una settimana. Occorre anche indossare calze elastiche contenitive nelle prime 5 settimane successive all’intervento”.

E il dolore?

“Alcuni pazienti smettono di assumere antidolorifici dopo 7-10 giorni ma, in genere, è prevista l’assunzione di analgesici per i 40 giorni successivi all’operazione. Inizialmente, vengono somministrati potenti antidolorifici anche per endovenosa, che saranno man, mano sostituiti da farmaci più leggeri fino alla completa sospensione”.

Per prevenire flebiti e tromboflebiti, verranno somministrati anticoagulanti orali (Dabigatran e Rivaroxaban) per 35 giorni.

Il percorso riabilitativo e la fisioterapia

In fase post-operatoria, il fisioterapista ha un ruolo determinante. Seguirà il paziente operato poco dopo l’intervento, per tutta la durata del ricovero e anche dopo per chi vorrà restare in ospedale per continuare la riabilitazione e per chi vorrà tornare a casa.

E’ preferibile la riabilitazione in ospedale o a casa?

Il dottor Michele Massaro risponde:

“Di solito, sconsiglio il ricovero in centri di riabilitazione, tranne in casi particolari. La chirurgia mini invasiva prevede tempi di recupero più rapidi rispetto alla chirurgia protesica tradizionale, quindi un percorso riabilitativo a domicilio ben eseguito ed organizzato con i giusti esercizi da un fisioterapista qualificato è più che sufficiente”.

Nella prima fase della fisioterapia, si eseguiranno esclusivamente esercizi di potenziamento muscolare. Nella seconda fase, si passerà ad attività più impegnative (passeggiate, bicicletta stazionaria, nuoto, sci di fondo).

Sia durante la fase di riabilitazione sia in seguito, si sconsigliano attività ad alto impatto come basket, tennis e jogging.

Un corretto percorso riabilitativo consente di riprendere le normali attività quotidiane dopo 2-4 settimane dall’intervento.

La tecnica Femur First

Il dottor Massaro utilizza sempre più spesso la tecnica del femur first. In che consiste?

Femur first tradotto dall’inglese significa ‘il femore innanzitutto’.

Questa tecnica di ‘navigazione’ innovativa migliora la precisione dell’angolo di lavoro tra parte femorale ed acetabolare, la rende più anatomica: è una tecnica di precisione che ha come obiettivo quello di ridurre al massimo la percentuale di usura e di lussazioni della protesi anca mini invasiva.

In una prima fase, si prepara il femore (‘il femore innanzitutto’) dopodiché si lavora sull’acetabolo per un intervento più mirato.

Ha, quindi, il doppio vantaggio di ridurre le dimensioni della protesi e di calcolare al millimetro la lunghezza finale dell’arto da operare per assicurare una lunghezza identica delle due gambe.

Ricordiamo che chirurghi esperti come il dottor Massaro sono in grado di impiantare contemporaneamente, con un unico intervento, due protesi anca mini invasiva alle due anche (protesi anca bilaterale).

Ciò consente di accelerare, anzi dimezzare, i tempi sia di intervento che di riabilitazione.

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One comment

  1. La chirurgia dell’anca mini invasiva è prerogativa di pochi chirurghi. Tra questi
    Guido Grappiolo
    Francesco Falez
    Michele Massaro
    Sergio Romagnoli

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