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Attenzione ai prodotti che si usano per i capelli!

Sul web è rimbalzata la storia di un giovane ragazzo inglese, che ha acquistato un prodotto per capelli economico e si è ritrovato, dopo pochi giorni, completamente calvo. Gli esperti consigliano massima attenzione, quando si tratta della cura della nostra chioma, ricorrendo nel caso anche a esami specifici.

Si chiama Lee Hardy, è inglese, ha 24 anni ed è diventato un personaggio famoso del Web a causa di una brutta disavventura che l’ha visto protagonista, e che lui stesso ha raccontato a un magazine britannico. Agli inizi dell’anno, il ragazzo ha acquistato un prodotto per la cura dei suoi capelli, ma le cose sono andate in maniera inimmaginabile e assolutamente negativa.

La storia di Lee Hardy. Come riportato dal The Sun, Lee ha acquistato come in altre occasioni una cera per capelli prodotta da un noto brand inglese (la VO5, di proprietà della Unilever), pagandola 4 sterline, ma sin dalle prime applicazioni sulla chioma ha notato qualche problema; è lo stesso sfortunato protagonista a raccontare di aver usato “la cera soprattutto al centro della testa, è questa la zona del cuoio capelluto che è stata colpita direttamente dal prodotto. Tutto è andato bene per un paio di giorni, ma poi ho notato che la pelle sulla testa era molto secca“. 

Un incubo. Da lì in avanti è iniziato un vero incubo: “All’inizio ho pensato che fosse solo un effetto momentaneo, ma quando mi sono guardato nello specchio sono rimasto inorridito“. Ai suoi occhi infatti si è presentata una scena orribile: “Ho cominciato a notare dei grumi sulla parte centrale della testa, dove avevo applicato la crema, con i miei capelli che stavano cadendo a ciocche e un fastidio pruriginoso terribile”. 

Testa calva. Per Lee Hardy non ci sono state alternative: “Da lì la situazione è andato solo peggiorando e sono stato costretto a radermi per coprire l’evidente perdita di capelli“, spiega ancora. Per questo, il giovane si è rivolto al proprio medico, che ha prescritto uno shampoo idratante che non ha aiutato, anche se successivamente lo sfortunato ragazzo ha trovato comunque sollievo in un altro prodotto per calmare l’infezione e il prurito, usato ben tre volte al giorno.

La battaglia con l’azienda. Da qui è partita una inevitabile querelle con la ditta produttrice della cera, chiamata in causa da Lee Hardy per spiegazioni e risarcimento al grave danno subito. Ma la Unilever non è stata molto collaborativa: l’articolo del The Sun riporta che un portavoce aziendale ha dichiarato che non sono mai state ricevute altre segnalazioni in merito a effetti collaterali del prodotto, ma sono disposti a indagare ulteriormente per chiarire la questione.

Un buono poco conveniente. Per “mettere a tacere la cosa”, l’azienda ha anche offerto un voucher da 20 sterline per compensare il danno, ma Lee Hardy ha rifiutato con sdegno la proposta, dichiarando “Come possono pensare che un buono per capelli mi faccia contento, quando per colpa loro i miei capelli non ce li ho più?”. Anche la successiva offerta di 210 sterline non lo ha accontentato, e quindi la questione va avanti.

Non calare l’attenzione. Questa storia, oltre all’aspetto drammatico, evidenzia ancora una volta l’importanza di un uso accorto dei prodotti per la cura dei capelli, oltre che dei rischi che spesso corre la nostra chioma. Per fortuna, la scienza medica sta studiando nello specifico soluzioni per contrastare i principali problemi legati ai capelli, a cominciare dalla calvizie, utilizzando procedimenti sempre più specifici e all’avanguardia.

Il supporto scientifico. Uno di questi esempi viene presentato da Hairclinic, il gruppo biomedicale leader nelle terapie anticalvizie, che utilizza l’analisi del profilo lipidomico prima dei trattamenti per ottenere un quadro dinamico della membrana cellulare e dei follicoli piliferi, così da poter intervenire in maniera precisa e mirata, assicurando un risultato positivo.

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